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mercoledì 30 giugno 2010

Sesso: non è una cosa da fondisti....almeno così ci dicono...



Il sesso? Dopo 13 minuti è noia

Secondo gli studiosi ci si può concentrare sul rapporto solo per un tempo limitato, superato il quale il cervello comincia a vagare altrove. Gli uomini? Lo hanno sempre saputo. Le donne? Lo hanno sempre sospettato.

Finalmente possiamo mettere un po’ d’ordine. Lasciando fuori le lei che durante analizzano le macchie di muffa sul soffitto e i lui che pensano d’essere sul set di «Nove settimane e mezzo», il rapporto equo e solidale può essere scientificamente definito: dieci minuti. Il tempo perfetto. Tra sette e tredici restiamo negli intervalli di tolleranza. Sotto i sette dobbiamo cominciare a preoccuparci, sopra i tredici deve cominciare a preoccuparsi il partner. In ogni caso, è finalmente possibile tornare con i piedi sulla terra, sentendoci tutti mediamente più tranquilli. Al diavolo, una volta per tutte, le frustranti invidie verso chi racconta di lunghissime notti indemoniate. E al diavolo pure Sting, che con il suo annuncio della copula tantrica di nove ore ci aveva così sprezzantemente umiliati.

Dieci minuti: il tempo eterno e misurato dell’amore ideale. In dieci minuti si riesce a fare e a dare tutto quello che serve in una coppia equilibrata. Dopo, si esce dalla poesia e si entra direttamente nel campo minato della fatica e della noia. A dare questo durissimo colpo di maglio ai miti dei bagnini e dei rocchisiffredi è una rispettabile ricerca scientifica, condotta da cinquanta specialisti della «Society for sex therapy and research» e pubblicata sul Journal of sexual medicine. Gente che ne sa. Psicologi, terapisti, medici, assistenti sociali. Dall’analisi di tantissime coppie e dei loro amplessi più o meno problematici, esce un risultato che definiscono attendibilissimo.
Una bella scoperta, c’è poco da dire. Molti di noi, escludendo per inattendibilità quelli che spaziano desolatamente tra i sette e i tredici secondi, non sapevano quale fosse il minutaggio virtuoso. Mezz’ora? Un’ora? Un weekend con briciole nel letto?

Sin da ragazzi, studiamo guardinghi la concorrenza, con domande molto alla lontana, per carpire qualche elemento di confronto. Per sapere se siamo in media, o se siamo un po’ conigli, o se siamo un po’ bradipi. Una volta per tutte, c’è il riscontro cronometrico che fa da spartiacque. Dieci minuti, tre più tre meno. Crolla definitivamente il mito della maratona. E soprattutto crolla miseramente questa idea fissa di doversi barricare in camera per giorni e giorni come segno estremo di amore immenso, neanche fosse un Mondiale con quarti, ottavi e semifinali. Per l’amore eterno può bastare l’infinitesimo temporale di uno sguardo. E qui mi fermo perché il discorso porterebbe un po’ lontano.

Restiamo al dato scientifico, per sua natura poco opinabile. I ricercatori chiariscono che nell’arco ideale dei dieci minuti i due atleti mantengono una soglia di attenzione altissima. In questa fase, la concentrazione è massima. La coppia pensa solo a quello, lasciando il mondo chiuso fuori, lontanissimo e insignificante. Allo scoccare del decimo, più recupero di 3’, il cervello comincia a chiedere permesso, scusate, c’è dell’altro. Inevitabilmente crolla la concentrazione e arriva la noia. O quanto meno la distrazione. Difficilissimo prolungare gli stessi livelli di prestazione. In sostanza, è il problema che aveva Sacchi con il primo Milan: estendere l’intensità oltre il quarto d’ora.

Riconosciamolo: questa scoperta dei dieci minuti è destinata a cambiare la storia dell’uomo, inteso anche come donna. In tema di sesso, si erano sempre cercate più che altro certezze sui luoghi. Come dimenticare la faticosa individuazione del punto G. Come dimenticare le energie profuse dalla scienza per localizzare questa stramaledetta specie di interruttore, che metterebbe in moto le signore come macchine da guerra. Invece, poco o niente sulla dimensione tempo. Con tutto quello che ne consegue: complessi di inferiorità, complessi di superiorità, complessi.

Nel luminoso anno 2010, è con giustificato orgoglio che lo psicologo Eric Corty, della Penn State University, può finalmente regalare al genere umano l’atteso annuncio: «La durata giusta è dieci minuti. Molti fantasticano erroneamente su intere notti di sesso sfrenato: speriamo che il nostro studio incoraggi uomini e donne ad avere aspettative più realistiche».

Da qui in avanti, niente sarà come prima. Possono cambiare usi, costumi, credenze popolari e mitologie erotiche. Sinora, un criterio sufficientemente attendibile poteva sembrare quello ereditato dalla tradizione, cioè che ciascuno fa quanto e come si sente, senza la clessidra sul comodino. Ma è chiaro che adesso il dilettantismo e l’improvvisazione diventano obsoleti. Dieci minuti e via. Per sentirsi a posto, per sentirsi in regola.

Piuttosto, regolamento alla mano, si può dire che a rimetterci di più sia sostanzialmente la donna. Lei con il suo preteso cerimoniale di corteggiamenti, parole dolci, carezze e preliminari, in totale non meno di mezz’ora. È finita. Si volta pagina. Già dopo sette minuti, nessuna di loro potrà più permettersi il piacere sottile di pronunciare la fatidica frase: tutto qui?

Tratto da Il Giornale on line del 30 Giugno 2010.

martedì 29 giugno 2010

Se continua così....altro che vacanze cosmiche....


Avviata in Usa dalla Bigelow Aerospace la costruzione della prima stazione privata

Un resort cosmico per il turismo estremo

Partirà nel 2014: è un habitat gonfiabile per 6 persone. Il «biglietto»: 20,2 milioni di euro al mese


Non lontano dalla giocosa Las Vegas (Nevada), in una piccola fabbrica avvolta dal silenzio (i tecnici sono stati invitati a non parlare del loro lavoro) sta nascendo la prima stazione spaziale privata. Ma Robert T. Bigelow, che ha avviato l’impresa, preferisce raccontare che Sundancer, come l’ha battezzata, sarà il primo hotel per «ricchi turisti spaziali ». Bigelow, infatti, ha accumulato la sua ricchezza con la catena alberghiera Budget Suites of America e intende continuare il suo lucroso business in orbita. A partire dal 2014, quando prevede di lanciare intorno alla Terra Sundancer lungo nove metri e largo sei.

Non c’è nulla di improvvisato. Alla Bigelow Aerospace stanno lavorando da dieci anni a questo scopo e nel 2006 lanciavano, con razzi russi, il primo prototipo Genesis-I seguito l’anno successivo da Genesis- II. A bordo non c’erano astronauti perché bisognava solo collaudare la nuova tecnologia dei moduli gonfiabili con le pareti formate da vari strati di materiale leggerissimo (Kevran) usato anche per i giubbetti antiproiettile. Entrambi i test funzionavano bene e così si è deciso di eliminare il terzo prototipo previsto e di passare direttamente all’abitacolo da vendere. Finora Bigelow, che non ama rilasciare interviste, ha speso 180 milioni di dollari e prevede di investirne altri 320 per arrivare al risultato finale. Nel frattempo, sempre in silenzio, ha iniziato a promuovere il suo resort cosmico compiendo viaggi in Giappone, Corea del Sud, Singapore, Olanda, Svezia, Gran Bretagna senza rivelare i risultati ottenuti.

In compenso ha fatto sapere che intende affittare l’intera stazione al prezzo di 395 milioni di dollari all’anno. Invece il biglietto per il soggiorno di un mese è di 25 milioni di dollari, però se uno intende raddoppiare la permanenza allora basta aggiunge 3,75 milioni di dollari. Il prezzo — si fa notare — è vantaggioso perché oggi un turista spaziale per volare una decina di giorni sulla stazione in orbita partendo con la Soyuz russa paga 30 milioni di dollari. Ancora peggio va per la Nasa che dall’anno prossimo, non disponendo più dello shuttle, sborserà 50 milioni per ogni astronauta spedito lassù sempre con la Soyuz.

L’imprenditore americano racconta di essere stato affascinato negli anni Novanta dal progetto della Nasa di fabbricare moduli gonfiabili da aggiungere alla stazione spaziale. Allo studio, tra l’altro, partecipava allora anche Thales Alenia Space di Torino. L’idea e la tecnologia avevano radici lontane perché i primi satelliti per telecomunicazioni che la Nasa mandava in orbita nel 1960 erano i semplici palloni Echo, gonfiati in orbita, e che riflettevano le onde elettromagnetiche. Quando l’ente spaziale, su richiesta del Congresso, abbandonava questi progetti, nel 1998 Bigelow acquistava il brevetto iniziando lo sviluppo in proprio. Ed ora sta per raccogliere i frutti con l’intento di vendere i suoimoduli alla stessa Nasa la quale li potrebbe utilizzare, secondo uno studio in corso nella fabbrica di Las Vegas, pure in una colonia lunare.

Il lavoro per l’hotel cosmico è stato accelerato dopo che il presidente Barack Obama ha deciso di lasciare all’iniziativa privata lo sviluppo sia di nuovi veicoli per il trasporto di uomini e merci sulla stazione spaziale, sia dei razzi necessari per lanciarli. A tal fine, nel bilancio in discussione dell’ente spaziale per il 2011 ha previsto sei miliardi di dollari in cinque anni finalizzati, appunto, ad incentivare l’impegno dei privati.

In passato Bigelow per stimolare qualche imprenditore a produrre la capsula abitabile di cui aveva bisogno, bandiva persino un premio di 50 milioni di dollari. Ma nessuno si mostrò interessato. Adesso, utilizzando un finanziamento di 18 milioni di dollari ottenuto dalla Nasa, collabora con la società Boeing al disegno di una navicella necessaria per garantire i viaggi verso il suo hotel cosmico formato da vari moduli fino ad ospitare almeno 36 persone. Naturalmente l’obiettivo è di averla disponibile per il 2014 ed essere in linea con i piani.

Intanto, rafforzando il nuovo mondo dello spazio privato, ha concluso degli accordi con Space X, la società californiana realizzatrice con fondi propri del nuovo vettore spaziale Falcon 9 collaudato con buon esito nelle scorse settimane. Con questo razzo, infatti, intende lanciare Sundancer e i successivi abitacoli. «Ho quarant’anni d’esperienza negli hotel terrestri — dice orgoglioso Robert Bigelow— soddisfacendo migliaia emigliaia di persone. So benissimo come fare altrettanto nello spazio».

Tratto dal Corrire della Sera on line
Giovanni Caprara
29 giugno 2010

lunedì 28 giugno 2010

Benvenuto al Mons. Guglielmo Borghetti....



Monsignor Guglielmo Borghetti nuovo vescovo di Pitigliano

CARRARA. Un sacerdote psicologo, originario di Avenza, impegnato nella formazione dei candidati al sacerdozio è il nuovo vescovo di Pitigliano, Sovana, Orbetello.

Si tratta di Mons. Guglielmo Borghetti della diocesi di Massa-Carrara, attualmente docente di psicologia della personalità nell'Istituto Edith Stein di Savona, specializzato nella preparazione degli educatori di comunità ecclesiali.

Prende il posto di Mons. Mario Meini, trasferito lo scorso febbraio alla diocesi di Fiesole. Nato ad Avenza di Carrara il 25 marzo 1954, monsignor Guglielmo Borghetti, dopo aver frequentato il Liceo classico presso le suole pubbliche, ha conseguito la laurea in Filosofia presso l'Università di Pisa. In seguito è entrato nel seminario diocesano, completando gli studi in Teologia. Ha conseguito la laurea in psicologia all'Università pontificia salesiana.

Venne ordinato sacerdote da Mons. Aldo Forzoni nella cattedrale di Massa il 17 ottobre 1982. Incarichi pastorali da lui svolti: 1982-86, vice rettore del Seminario diocesano; 1986-92, Rettore del seminario diocesano; 1974 - 1992, insegnante di religione nelle scuole statali; 1992 - 97, parroco della Basilica cattedrale di Massa; dal 1993, Direttore spirituale del seminario diocesano e contemporaneamente direttore dell'Ufficio diocesano per le vocazioni; 1993-96, Vicario episcopale per la pastorale; dal 1997, parroco di Santa Maria della Rosa a Montignoso.

Attualmente collabora anche, come docente di psicologia della personalità, con la scuola "Edith Stein" di Savona, per la formazione di educatori ci comunità ecclesiali. È canonico effettivo della Basilica cattedrale di Massa; è autore di vari articoli per il settimanale diocesano e per altre riviste. È stato annoverato fra i cappellani di sua Santità l'11 marzo 1996.

Tratto da Il Tirreno on line del 26 Giugno 2010.

sabato 26 giugno 2010

Papa Wojtyla: da Santo subito a Santo mai....ma stiamo scherzando???



Dubbi sul miracolo di Wojtyla, da santo subito a santo mai

Il processo di beatificazione non procede. Ora la parola d’ordine ai sacri palazzi è: "Non c’è fretta". Si cercano altri casi di guarigioni. A creare intoppi è il caso della suora guarita per una intercessione attribuita al Pontefice.

Il processo di Papa Wojtyla non procede.

E anche l’ipotetica data per la beatificazione nella primavera 2010, ancora di per sé possibile, non è più certa. Dopo la proclamazione delle virtù eroiche del Pontefice po­lacco, avvenuta in tempi record lo scorso 19 dicembre, la nuova parola d’ordine nei sacri palazzi è diventa­ta: «Non c’è fretta». Santo subito, in­somma, ma non subitissimo.

A crea­r­e difficoltà è il presunto miracolo at­tribuito all’intercessione di Giovan­ni Paolo II, presentato all’inizio del­l’anno dal postulatore del processo, monsignor Slawomir Oder: si tratta, com’è noto, della guarigione di suor Marie Simon-Pierre, una religiosa francese affetta da una forma aggres­siva di morbo di Parkinson.

La malat­tia, che l’aveva costretta ad abbando­n­are il suo servizio nel reparto mater­nità di un ospedale di Arles, era scomparsa istantaneamente e in­spiegabilmente dopo che le conso­relle, nel giugno 2005, si erano rivol­te a Papa Wojtyla appena scompar­s­o chiedendogli il miracolo della gua­rigione.

La Congregazione per le cause dei santi ha ricevuto tutta la documenta­zione medica e le carte del processo diocesano, quindi ha incaricato due specialisti di malattie neurodegene­r­ative già membri della consulta me­dica del dicastero. Si attendeva per aprile la convocazione della consul­ta – presieduta dal professor Patrizio Polisca, medico personale di Bene­detto XVI – chiamata a discutere il ca­so e a pronunciarsi sull’effettiva in­spiegabilità dal punto di vista scienti­fico della guarigione. Poi la pratica sarebbe passata ai teologi (devono verificare se il miracolo è avvenuto effettivamente dopo l’invocazione a Papa Wojtyla) e infine ai cardinali. La firma di Ratzinger avrebbe sanci­to la conclusione del processo sul mi­racolo e dunque il via libera definiti­vo per la beatificazione. Uno dei due specialisti consultati ha però preannunciato un parere de­cisamente negativo, sollevando dub­bi sulla diagnosi fatta in partenza dai medici francesi e dunque mettendo in dubbio che davvero la religiosa guarita fosse affetta dal Parkinson.

La Congregazione ha dunque affida­to una terza perizia, ma a tutt’oggi due pareri non sono ancora stati con­segnati e per questo motivo non si è fissata la data della consulta che, sal­vo improbabili sorprese, slitterà a do­po l’estate. «Ma c’è anche l’ipotesi concreta –spiegano al Giornale auto­­revoli fonti d’Oltretevere – che la con­sulta su questo presunto miracolo non si tenga proprio. E che si chieda dunque al postulatore della causa di cambiare miracolo e di presentare un altro caso di guarigione».La popo­larità di Papa Wojtyla, l’emozione per la sua morte, il fiume ininterrotto di persone che visitano la sua tomba hanno fatto sì che moltissime segna­lazioni di grazie e presunte guarigio­ni miracolose siano state segnalate.

Dunque monsignor Oder non avreb­be che l’imbarazzo della scelta nel ca­s­o la Congregazione dei santi respin­gesse il presunto miracolo presenta­to nei mesi scorsi. A tutt’oggi però nessuna comunicazione in questo senso è partita dagli uffici del dicaste­ro chiamato «la fabbrica dei santi». «Non c’è fretta, tutto procede se­condo le regole, senza corsie prefe­renziali », ripetono gli addetti ai lavo­ri.

È innegabile però che proprio in questi mesi il processo del Papa «Santo subito» abbia subito un signi­­ficativo rallentamento, non spiegabi­le soltanto con i pur reali problemi tecnici sul miracolo. L’impressione è che più di qualcuno nella Santa Se­de voglia andare avanti con calma, specie in un periodo nel quale emer­gono sospetti e ombre su alcuni im­portanti membri dell’entourage wojtyliano degli ultimi anni del pon­ti­ficato, quando Giovanni Paolo II era molto malato.

La gestione di alcu­ni clamorosi casi di abusi sessuali, fi­no alla vicenda che coinvolge Propa­ganda Fide in questi giorni, accom­pagnata da avvertimenti trasversali tra «vecchie» e «nuove» cordate, han­no aperto molte domande, anche se nessuno, dentro il Vaticano, ha mai manifestato dubbi sulla santità per­son­ale di Giovanni Paolo II e le even­tuali opacità dell’entourage non han­no a che fare con il processo. È però più che comprensibile che si proce­da con cautela, nonostante la spinta a far presto che arriva dall’arcivesco­vo di Cracovia, il cardinale Stanislaw Dziwisz.

Una cautela aumentata dal­l’attesa per le pr­ossime nomine inter­ne alla stessa Congregazione dei san­ti. L’attuale arcivescovo Segretario Michele Di Ruberto sta per lasciare, e ci sono due candidati alla succes­sione: il sottosegretario Marcello Bartolucci e il capo della task-force antipedofilia dell’ex Sant’Uffizio, il maltese Charles Scicluna.

Tratto da il Giornale on line del 26 Giugno 2010.

Una volta....eravamo il BEL PAESE.......




Bye bye Italia. Se ne vanno tutti

Charter in crisi, pioggia di cancellazioni. Il broker francese Nick Dean: "Situazione italiana insostenibile, è in atto una caccia alle streghe e ora scappano all’estero anche gli onesti". Un disastro economico da Portofino a Capri: a oggi il settore ha già perso 1 miliardo.

«L’Italia è sempre stata la meta più ambita dal charter internazionale: Portofino, Porto Cervo, Positano, Capri erano mete visitate a ripetizione. È stata! Oggi piovono le cancellazioni.

L’affannosa ricerca di possibili evasori colpisce nel mucchio tutti i possessori di barche, europei o extra europei, grandi e piccoli, professionali o privati.

Risultato: tutti fuggono all’estero, anche gli onesti, che sono la stragrande maggioranza, con ingenti danni all’economia italiana». La denuncia arriva da un esponente di spicco dell’associazione dei broker francesi (Myba), Nick Dean. Il quale parla di «situazione italiana insostenibile». E ricorda che, a seguito della «sconsiderata caccia alle streghe in corso nel nostro Paese, i proprietari di imbarcazioni commerciali extra Cee - di gran lunga le più numerose - che operano in Italia sono obbligati a eleggere un rappresentante fiscale, aprire una partita Iva e poi assoggettare ad Iva le tariffe dei charter se iniziati in Italia.

Di conseguenza, americani, arabi e cinesi, in fuga dal nostro Paese, vanno ad affollare i porti della Costa Azzurra dove l’Iva sui charter non viene addebitata.

Con queste regole insostenibili, di fatto, si è bloccato il settore charter in Italia. Poi sono arrivati Briatore e Bracco e la «frittata è fatta».

Una sola società, per lo più di proprietà italiana - la Fraser Yacht - perde 10 milioni di euro per mancati noleggi. Considerando il numero delle società di charter che operano in Italia, ormai paralizzate, e la caduta a picco del relativo indotto, la perdita si può stimare prossima al miliardo: uno yacht da 65 metri costa 500mila euro di noleggio alla settimana e nell’arco di 7 giorni viene spesa una cifra equivalente in servizi e beni; 10 settimane valgono 10 milioni; 100 yacht - ma sono molti di più - valgono 1 miliardo. E se avessimo sbagliato il conto, ricordiamo che gli yacht professionali in Italia sopra i 30 metri sono 1.200.

Se poi a queste perdite si aggiungono quelle per mancati refit e manutenzioni nei cantieri italiani, il danno è enorme: questo business era importantissimo per l’occupazione, quasi una sopravvivenza per molti cantieri che compensavano proprio in questo modo la mancanza di nuovi ordini. Ma c’è di più: l’impatto psicologico sugli acquirenti di barche nuove e usate, equipaggi disoccupati, posti barca vuoti nei porti.

Anche i proprietari di imbarcazioni con bandiera italiana, utilizzate sempre nel rispetto della legge per il noleggio (con clienti soprattutto americani, arabi e russi) terrorizzati da questa situazione incomprensibile fuggono in Francia. E per completare il quadro, si vede una miriade di funzionari della Guardia di Finanza aggirarsi per i porti alla ricerca di qualcuno da castigare.

Nel 2009 fioccavano verbali per tutti coloro che non avevano a bordo il documento fiscale anche se è obbligatorio avere a bordo soltanto il contratto di noleggio. Il rilievo «errato» era addirittura un prestampato. Tuttavia, nel frattempo, si scatena un attacco mediatico di chi vuol cavalcare una demagogica caccia alle streghe.

Mercoledì 16 giugno un quotidiano nazionale ha pubblicato un servizio a tutta pagina contro gli ormeggi in Italia dei grandi yacht, dimenticando che su 140mila posti barca, quelli per grandi yacht sono poche centinaia. Forse mille. Una riflessione. L’Italia vanta molti più turisti della Francia, ma incassa molto meno dei «cugini». Il governo, quindi, si è posto l’obiettivo strategico di alzare il livello e la qualità del turismo e quindi la spesa pro capite.

In questa ottica - e per fortuna - nessuno pensa di ficcare il naso negli alberghi a 5 stelle, nei centri termali, a Cortina o Courmayeur, a Positano o Taormina. Però, guarda caso, si dà l’ostracismo ai grandi yacht, dimenticando che quasi tutti i porti citati per eccesso di tariffe sono pubblici, o controllati dal pubblico, come Capri, Portofino, Portisco, Procida e altri ancora.

Ma vogliamo capire una volta per tutte che l’80% del fatturato nautico italiano è legato agli yacht di lusso e senza un mercato interno, si strangola anche l’esportazione di questi capolavori di artigianato italiano?

Sacrosanti gli spazi per le barche piccole. Ma è sufficiente mettere a disposizione della nautica le migliaia e migliaia di metri di banchine esistenti e ora in disuso: il cemento in mare l’abbiamo già buttato, ora usiamolo e valorizziamolo. Sempre nella vicina Francia ci sono i porticcioli storici zeppi di barche minori a tariffa agevolata riservata ai residenti locali e accanto ci sono i prestigiosi «marina» affollati di megayachts che ricoprono di dollari indotto e servizi. Basta dare un’occhiata al porto di Antibes. Tra l’altro la caccia alle streghe penalizza l’intero comparto nautico: la più completa filiera industriale italiana (dal maestro d’ascia all’elettronica, dalle propulsioni agli acciaisti, dai falegnami ed elettricisti ai carrozzieri).

Scuola di mestieri e di tradizioni, invidiata da tutto il mondo, imitata in tutti i Paesi, ma che ci vede sempre leader. Ma per quanto ancora? Stiamo mettendo a rischio il nostro primato.

La nostra è una vera industria del made in Italy: nessuna azienda italiana del settore, né i leader né i followers, né le grandi né le piccole, hanno in questi anni delocalizzato i loro core business e processi di fabbricazione nel paesi low cost. Al contrario hanno mantenuto le radici in Italia, nei tempi buoni e nei tempi cattivi. La risposta alla crisi non è abbandonare la barca, ma restare a bordo e rilanciare.

Tratto da Il Giornale on line - Rubrica Giornale di Bordo - del 26 Giugno 2010 -.

venerdì 25 giugno 2010

CRM Terapia.....come fosse un reset di un Hard Disc...






La terapia di Ottimizzazione Neuro Psico Fisica® Relazionale è la prima terapia medica finalizzata ad un progressivo ripristino dello stato di benessere neuro psico fisico relazionale.

Questo obiettivo viene progressivamente perseguito non curando direttamente i singoli disturbi o malattie, ma ottimizzando nel tempo le capacità di controllo e gestione del sistema nervoso.

Infatti anche la semplice sopravvivenza quotidiana rappresenta uno stress che ci condiziona in modo non consapevole determinando una serie di modifiche nel nostro organismo che pur permettendoci di sopravvivere spesso alterano in senso peggiorativo il nostro stato di salute neuro psico fisico.

PRESENTAZIONE DELL'ITER DIAGNOSTICO TERAPEUTICO

Prima visita

Naturalmente, come in qualsiasi prestazione medica, il tutto ha inizio con una prima visita. Quest'ultima riveste fondamentale importanza per valutare l'utilità della terapia. Durante questa visita si studia il complessivo stato di salute del paziente e con opportuni esami si ricerca la presenza di sintomi e segni semeiologici di reazioni biologiche disfunzionali allo stress ambientale (Dismetria Funzionale). Una volta riscontrata la presenza della Dismetria Funzionale si procede alla somministrazione della Ottimizzazione Neuro Posturale® protocollo terapeutico di CRM Terapia®. L'eventuale positiva risposta all'Ottimizzazione Neuro Posturale® (ONP®) permette sia di diagnosticare la presenza di reazioni biologiche adattative disfunzionali sia di verificare la capacità di recupero nei confronti di esse e quindi di prescrivere la terapia appropriata (ONPF®).

Le terapie

Una volta somministrata l'ONP® inizia il ciclo di ONPF®, protocollo terapeutico di CRM Terapia®, che rappresenta la principale terapia di ottimizzazione neuro psico fisica relazionale. Nei casi opportuni l'ONPF® può essere associata ad altri protocolli terapeutici quali ad esempio l'Attivazione Tissutale® (AT®) o la Riprogrammazione Motoria® (RM®). La terapia di ONPF® si somministra in cicli. Un ciclo è costituto da diciotto sedute.

Le visite di controllo

La complessiva risposta al ciclo di terapia necessita di tempi di reazione soggettivi che vanno oltre la durata del ciclo terapeutico. Per questo motivo si prevedono dei controlli a distanza di almeno tre - quattro mesi dal termine del ciclo terapeutico. Nella visita di controllo si valutano i miglioramenti raggiunti e l'opportunità della prescrizione di successivi cicli.


Principali prestazioni:

Ottimizzazione Neuro Posturale®
Ottimizzazione Neuro Psico Fisica ®
Attivazione Tissutale®
Riprogrammazione Motoria ®
Analisi e Ottimizzazione Neuro Sensoriale
Analisi e Ottimizzazione Neuro Motoria
Analisi e Ottimizzazione Gestuale
Analisi e Ottimizzazione del Gesto Atletico
Analisi e Ottimizzazione Respiratoria
Analisi e Ottimizzazione del Canto

Tratto dal sito dell'istituto Rinaldi Fontani Srl

http://www.irf.it/nw/index.php?$l=it&$cap=3&$s=3&$t=207

mercoledì 23 giugno 2010

Considerazione ( personali) sul Federalismo....



COSA C’E’ DIETRO QUESTO FEDERALISMO?

Forse, se ogni tanto alziamo lo sguardo oltre l’orizzonte dell’Argentario, capiamo cosa sta succedendo attorno a noi e cosa si prepara per il futuro dei nostri giovani.

1 – Lo Statuto del movimento Lega Nord, approvato dall' assise straordinaria dell' ottobre 1978,si intitolava “Statuto della Lega Nord per l’indipendenza della Padania”;

2 – Lo Statuto della Lega Nord per l’indipendenza della Padania, rivisitato e approvato nel corso del Congresso Federale Ordinario del 1 – 2 – 3 marzo 2002, recita: “Art.1, Finalità, Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord - Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana.”

3 – L’art. 2 dello Statuto prevede che il movimento si articoli in sezioni territoriali che comprendono tutto il nord e si fermi al Centro Italia fino a Toscana – Umbria – Marche, escludendo il resto;

4 – Il Regolamento della Lega Nord, approvato dal Consiglio Federale in data 1° luglio 2002 si Intitola: “Regolamento della Lega Nord per l’indipendenza della Padania”;

5 – Nel Congresso Lega Nord di Assago 2002 – Qualcuno dei colonnelli di Bossi aveva fatto cambiare i manifesti, dato che dovevano intervenire Berlusconi e Fini, in Lega Nord Padania, non più «Lega per l' Indipendenza della Padania». Intervenne Bossi e fece cambiare i manifesti ripristinando “Padania indipendente”

6 – Il 19.7.2009 Bossi dichiara: "Noi vinciamo sempre e sono certo che presto arriverà la Padania e presto Venezia ne sarà la capitale"

7 – Anche oggi, fine Maggio 2010, sia lo Statuto che il Regolamento hanno il medesimo titolo;

LA STRATEGIA CAMBIATA DELLA LEGA NORD:

- Bossi rinuncia ai fucili della Padania, lo ricordiamo? per iniziare una nuova strategia che opera all’interno del sistema, utilizza i suoi finanziamenti e il suo contesto democratico, per lottare contro il sistema e disgregarlo dall’interno.

– 1° passo - la Lega Nord pone il tema FEDERALISMO FISCALE, utile a mantenere le risorse al nord, dove sono prodotte. Leggere articolo Corriere 21.4.2010 di G. Sartori che sottolinea come nel mondo il processo federale sia nato come processo di aggregazione e non si hanno esperienze inverse: dallo Stato unitario a quello federale che tra l’altro nessuno sa o dice quanto costi.

Ma qui nasce già un prima domanda, alla quale nessuno, per ora, sa dare una risposta. Le banche, i grandi organismi finanziari, le grandi imprese ecc. come ripartiranno territorialmente i propri proventi? A quali Regioni pagheranno le tasse di competenza regionale;

- 2° passo – il FERALISMO DEMANIALE – progetto già disegno di legge col nome di “Codice delle Autonomie” che intende spogliare lo Stato centrale dei beni demaniali, cioè del proprio patrimonio che in gran parte è utile a garantire l’ingente debito pubblico. Intanto impoveriamo lo Stato Centrale di mezzi economici per devolverli a Regioni e Comuni poi vediamo;

- 3° passo – REPUBBLICA PRESIDENZIALE – è naturale che il rafforzamento delle autonomie sia bilanciato da un rafforzamento dei poteri del Governo centrale, tanto più se spogliato del proprio patrimonio. E questo step è sincrono all’ambizione di Berlusconi che vuol diventare Presidente eletto dal popolo;

- Vedremo poi i passi successivi;

LA COSTITUZIONE ITALIANA:

- Art. 5 – “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”

QUINDI – Com’è possibile che la Lega Nord sia un partito ammesso nell’alveo costituzionale nonostante la sua finalità dichiarata e documentata, “indipendenza della Padania”, sia in contrasto con l’art. 5 della Costituzione? Non s’è mai vista, nella storia, un movimento che utilizza metodi e finanziamenti dello Stato democratico per lottare contro la sua unità. Oppure si pensa che lo Statuto della Lega Nord dica certe cose, così, tanto per dirle, come fossero parole prive di senso. I Carbonari che lottavano contro gli stati regionali lo facevano da posizioni nascoste e a forza di fucili:

PERCHE’ i partiti d’opposizione tacciono su questo contrasto? Paura dell’Eta? E’ una cosa che non riesco a capire. Mi aiutate? Il PD semplicemente si astiene. Ma come ci si può astenere su un progetto così importante, che avrà conseguenze durature e anche deleterie. Boh!
Il Federalismo fiscale viene presentato e sostenuto come necessità virtuosa di mettere sotto controllo la spesa pubblica delle regioni del Sud spendaccione e mafiose;

MI DOMANDO, ma c’erano altri mezzi per raggiungere questa finalità, senza tirare in ballo questo cavolo di federalismo, bastava che Stato centrale facesse ciò che dovrà comunque fare e cioè fissare canoni di costi standard per sanità ecc. proporzionali alle capacità di entrate, il tutto mitigato dal fondo di solidarietà per le regioni più povere;

NOI TOSCANI saremo domani il profondo Sud della Padania, il che un po’ consola e un po’ deprime.
Insomma non mi va di finire sotto i cafoni bossiani, allora propongo che s’annullino molti anni di storia, si richiamino in Toscana i discendenti dei Lorena, si ritorni al nostro bel GRANDUCATO, attorno al quale si radunino i novelli Riformatori e saremo un bella e florida Svizzera che può mandare un tranquillo Vaffa a Bossi e ai suoi cafoni e quelli sì terroni.