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mercoledì 27 ottobre 2010

Silvio Berlusconi secondo Severgnini: condivido al 101%....



Cosa pensa la maggioranza degli italiani? «è uno di noi». E chi non lo pensa, lo teme
Il Cavaliere spiegato ai posteri
Dieci motivi per 20 anni di «regno»
Il segreto della longevità politica del premier e la pancia del Paese
Cosa pensa la maggioranza degli italiani? «è uno di noi». E chi non lo pensa, lo teme


Il Cavaliere spiegato ai posteri
Dieci motivi per 20 anni di «regno»

Il segreto della longevità politica del premier e la pancia del Paese

«Berlusconi, perché?». Racconta Beppe Severgnini che nel suo girovagare per il mondo infinite volte si è sentito rivolgere quella domanda da colleghi giornalisti, amici, scrittori di diverso orientamento politico, animati da curiosità più che da preconcetti. E così, cercando una risposta per loro, ha cominciato a elencare i fattori del successo del Cavaliere. Umanità, astuzia, camaleontica capacità di immedesimarsi negli interlocutori. Virtù (o vizi?) di Berlusconi, ma anche del Paese che ha deciso di farsi rappresentare da lui. Disse una volta Giorgio Gaber: «Non ho paura di Berlusconi in sé. Ho paura di Berlusconi in me». Quella frase fa da epigrafe a «La pancia degli italiani. Berlusconi spiegato ai posteri», il libro di Beppe Severgnini in vendita da oggi, del quale pubblichiamo l'introduzione

Spiegare Silvio Berlusconi agli italiani è una perdita di tempo. Ciascuno di noi ha un'idea, raffinata in anni di indulgenza o idiosincrasia, e non la cambierà. Ogni italiano si ritiene depositario dell'interpretazione autentica: discuterla è inutile. Utile è invece provare a spiegare il personaggio ai posteri e, perché no?, agli stranieri. I primi non ci sono ancora, ma si chiederanno cos'è successo in Italia. I secondi non capiscono, e vorrebbero. Qualcosa del genere, infatti, potrebbe accadere anche a loro. Com'è possibile che Berlusconi - d'ora in poi, per brevità, B. - sia stato votato (1994), rivotato (2001), votato ancora (2008) e rischi di vincere anche le prossime elezioni? Qual è il segreto della sua longevità politica? Perché la maggioranza degli italiani lo ha appoggiato e/o sopportato per tanti anni? Non ne vede gli appetiti, i limiti e i metodi? Risposta: li vede eccome. Se B. ha dominato la vita pubblica italiana per quasi vent'anni, c'è un motivo. Anzi, ce ne sono dieci.

1) Fattore umano
Cosa pensa la maggioranza degli italiani? «Ci somiglia, è uno di noi». E chi non lo pensa, lo teme. B. vuole bene ai figli, parla della mamma, capisce di calcio, sa fare i soldi, ama le case nuove, detesta le regole, racconta le barzellette, dice le parolacce, adora le donne, le feste e la buona compagnia. È un uomo dalla memoria lunga capace di amnesie tattiche. È arrivato lontano alternando autostrade e scorciatoie. È un anticonformista consapevole dell'importanza del conformismo. Loda la Chiesa al mattino, i valori della famiglia al pomeriggio e la sera si porta a casa le ragazze. L'uomo è spettacolare, e riesce a farsi perdonare molto. Tanti italiani non si curano dei conflitti d'interesse (chi non ne ha?), dei guai giudiziari (meglio gli imputati dei magistrati), delle battute inopportune (è così spontaneo!). Promesse mancate, mezze verità, confusione tra ruolo pubblico e faccende private? C'è chi s'arrabbia e chi fa finta di niente. I secondi, apparentemente, sono più dei primi.

2) Fattore divino
B. ha capito che molti italiani applaudono la Chiesa per sentirsi meno colpevoli quando non vanno in chiesa, ignorano regolarmente sette comandamenti su dieci. La coerenza tra dichiarazioni e comportamenti non è una qualità che pretendiamo dai nostri leader. L'indignazione privata davanti all'incoerenza pubblica è il movente del voto in molte democrazie. Non in Italia. B. ha capito con chi ha a che fare: una nazione che, per evitare delusioni, non si fa illusioni. In Vaticano - non nelle parrocchie - si accontentano di una legislazione favorevole, e non si preoccupano dei cattivi esempi. Movimenti di ispirazione religiosa come Comunione e Liberazione preferiscono concentrarsi sui fini - futuri, quindi mutevoli e opinabili - invece che sui metodi utilizzati da amici e alleati. Per B. quest'impostazione escatologica è musica. Significa spostare il discorso dai comportamenti alle intenzioni.

3) Fattore Robinson
Ogni italiano si sente solo contro il mondo. Be', se non proprio contro il mondo, contro i vicini di casa. La sopravvivenza - personale, familiare, sociale, economica - è motivo di orgoglio e prova d'ingegno. Molto è stato scritto sull'individualismo nazionale, le sue risorse, i suoi limiti e le sue conseguenze. B. è partito da qui: prima ha costruito la sua fortuna, accreditandosi come un uomo che s'è fatto da sé; poi ha costruito sulla sfiducia verso ciò che è condiviso, sull'insofferenza verso le regole, sulla soddisfazione intima nel trovare una soluzione privata a un problema pubblico. In Italia non si chiede - insieme e con forza - un nuovo sistema fiscale, più giusto e più equo. Si aggira quello esistente. Ognuno di noi si sente un Robinson Crusoe, naufrago in una penisola affollata.

4) Fattore Truman
Quanti quotidiani si vendono ogni giorno in Italia, se escludiamo quelli sportivi? Cinque milioni. Quanti italiani entrano regolarmente in libreria? Cinque milioni. Quanti sono i visitatori dei siti d'informazione? Cinque milioni. Quanti seguono Sky Tg24 e Tg La7? Cinque milioni. Quanti guardano i programmi televisivi d'approfondimento in seconda serata? Cinque milioni, di ogni opinione politica. Il sospetto è che siano sempre gli stessi. Chiamiamolo Five Million Club. È importante? Certo, ma non decide le elezioni. La televisione - tutta, non solo i notiziari - resta fondamentale per i personaggi che crea, per i messaggi che lancia, per le suggestioni che lascia, per le cose che dice e soprattutto per quelle che tace. E chi possiede la Tv privata e controlla la Tv pubblica, in Italia? Come nel Truman Show, il capolavoro di Peter Weir, qualcuno ci ha aiutato a pensare.

5) Fattore Hoover
La Hoover, fondata nel 1908 a New Berlin, oggi Canton, Ohio (Usa), è la marca d'aspirapolveri per antonomasia, al punto da essere diventata un nome comune: in inglese, «passare l'aspirapolvere» si dice to hoover. I suoi rappresentanti (door-to-door salesmen) erano leggendari: tenaci, esperti, abili psicologi, collocatori implacabili della propria merce. B. possiede una capacità di seduzione commerciale che ha ereditato dalle precedenti professioni - edilizia, pubblicità, televisione - e ha applicato alla politica. La consapevolezza che il messaggio dev'essere semplice, gradevole e rassicurante. La convinzione che la ripetitività paga. La certezza che l'aspetto esteriore, in un Paese ossessionato dall'estetica, resta fondamentale (tra una bella figura e un buon comportamento, in Italia non c'è partita).

6) Fattore Zelig
Immedesimarsi negli interlocutori: una qualità necessaria a ogni politico. La capacità di trasformarsi in loro è più rara. Il desiderio di essere gradito ha insegnato a B. tecniche degne di Zelig, camaleontico protagonista del film di Woody Allen. Padre di famiglia coi figli (e le due mogli, finché è durata). Donnaiolo con le donne. Giovane tra i giovani. Saggio con gli anziani. Nottambulo tra i nottambuli. Lavoratore tra gli operai. Imprenditore tra gli imprenditori. Tifoso tra i tifosi. Milanista tra i milanisti. Milanese con i milanesi. Lombardo tra i lombardi. Italiano tra i meridionali. Napoletano tra i napoletani (con musica). Andasse a una partita di basket, potrebbe uscirne più alto.

7) Fattore harem
L'ossessione femminile, ben nota in azienda e poi nel mondo politico romano, è diventata di pubblico dominio nel 2009, dopo l'apparizione al compleanno della diciottenne Noemi Letizia e le testimonianze sulle feste a Villa Certosa e a Palazzo Grazioli. B. dapprima ha negato, poi ha abbozzato («Sono fedele? Frequentemente»), alla fine ha accettato la reputazione («Non sono un santo»). Le rivelazioni non l'hanno danneggiato: ha perso la moglie, ma non i voti. Molti italiani preferiscono l'autoindulgenza all'autodisciplina; e non negano che lui, in fondo, fa ciò che loro sognano. Non c'è solo l'aspetto erotico: la gioventù è contagiosa, lo sapevano anche nell'antica Grecia (dove veline e velini, però, ne approfittavano per imparare). Un collaboratore sessantenne, fedele della prima ora, descrive l'insofferenza di B. durante le lunghe riunioni: «È chiaro: teme che gli attacchiamo la vecchiaia».

8) Fattore Medici
La Signoria - insieme al Comune - è l'unica creazione politica originale degli italiani. Tutte le altre - dal feudalesimo alla monarchia, dal totalitarismo al federalismo fino alla democrazia parlamentare - sono importate (dalla Francia, dall'Inghilterra, dalla Germania, dalla Spagna o dagli Stati Uniti). In Italia mostrano sempre qualcosa di artificiale: dalla goffaggine del fascismo alla rassegnazione del Parlamento attuale. La Signoria risveglia, invece, automatismi antichi. L'atteggiamento di tanti italiani di oggi verso B. ricorda quello degli italiani di ieri verso il Signore: sappiamo che pensa alla sua gloria, alla sua famiglia e ai suoi interessi; speriamo pensi un po' anche a noi. «Dall'essere costretti a condurre vita tanto difficile», scriveva Giuseppe Prezzolini, «i Signori impararono a essere profondi osservatori degli uomini». Si dice che Cosimo de' Medici, fondatore della dinastia fiorentina, fosse circospetto e riuscisse a leggere il carattere di uno sconosciuto con uno sguardo. Anche B. è considerato un formidabile studioso degli uomini. Ai quali chiede di ammirarlo e non criticarlo; adularlo e non tradirlo; amarlo e non giudicarlo.

9) Fattore T.I.N.A.
T.I.N.A., There Is No Alternative. L'acronimo, coniato da Margaret Thatcher, spiega la condizione di molti elettori. L'alternativa di centrosinistra s'è rivelata poco appetitosa: coalizioni rissose, proposte vaghe, comportamenti ipocriti. L'ascendenza comunista del Partito democratico è indiscutibile, e B. non manca di farla presente. Il doppio, sospetto e simmetrico fallimento di Romano Prodi - eletto nel 1996 e 2006, silurato nel 1998 e 2008 - ha un suo garbo estetico, ma si è rivelato un'eredità pesante. Gli italiani sono realisti. Prima di scegliere ciò che ritengono giusto, prendono quello che sembra utile. Alcune iniziative di B. piacciono (o almeno dispiacciono meno dell'alternativa): abolizione dell'Ici sulla prima casa, contrasto all'immigrazione clandestina, lotta alla criminalità organizzata, riforma del codice della strada. Se queste iniziative si dimostrano un successo, molti media provvedono a ricordarlo. Se si rivelano un fallimento, c'è chi s'incarica di farlo dimenticare. Non solo: il centrodestra unito rassicura, almeno quanto il centrosinistra diviso irrita. Se l'unico modo per tenere insieme un'alleanza politica è possederla, B. ne ha presto calcolato il costo (economico, politico, nervoso). Senza conoscerlo, ha seguito il consiglio del presidente Lyndon B. Johnson il quale, parlando del direttore dell'Fbi J. Edgar Hoover, sbottò: «It's probably better to have him inside the tent pissing out, than outside the tent pissing in», probabilmente è meglio averlo dentro la tenda che piscia fuori, piuttosto di averlo fuori che piscia dentro. Così si spiega l'espulsione e il disprezzo verso Gianfranco Fini, cofondatore del Popolo della libertà. Nel 2010, dopo sedici anni, l'alleato ha osato uscire dalla tenda: e non è ben chiaro quali intenzioni abbia.

10) Fattore Palio
Conoscete il Palio di Siena? Vincerlo, per una contrada, è una gioia immensa. Ma esiste una gioia altrettanto grande: assistere alla sconfitta della contrada rivale. Funzionano così molte cose, in Italia: dalla geografia all'industria, dalla cultura all'amministrazione, dalle professioni allo sport (i tifosi della Lazio felici di perdere con l'Inter pur di evitare lo scudetto alla Roma). La politica non poteva fare eccezione: il tribalismo non è una tattica, è un istinto. Pur di tener fuori la sinistra, giudicata inaffidabile, molti italiani avrebbero votato il demonio. E B. sa essere diabolico. Ma il diavolo, diciamolo, ha un altro stile.

Tratto dal Corriere della Sera on line
Beppe Severgnini
27 ottobre 2010

martedì 26 ottobre 2010

Thailandia sottacqua: ci mancava solo questo....



Dopo due settimane di piogge torrenziali
Thailandia sottacqua: 56 morti
Bangkok si prepara alla piena
L'antica capitale Ayutthaya è completamente allagata. Colpite 2,8 milioni di persone nel nord-est del Paese
Dopo due settimane di piogge torrenziali


Thailandia sottacqua: 56 morti
Bangkok si prepara alla piena

L'antica capitale Ayutthaya è completamente allagata. Colpite 2,8 milioni di persone nel nord-est del Paese

BANGKOK - Almeno 56 morti, l'antica capitale Ayutthaya completamente sottacqua e quella attuale, Bangkok, difesa da migliaia di sacchi di sabbia in attesa della piena del fiume Chao Praya. È il drammatico risultato di due settimane di piogge torrenziali che hanno investito la Thailandia, in particolare le regioni nord-orientali.

SACCHI DI SABBIA - Secondo gli esperti locali si tratta delle peggiori inondazioni da decenni per certe regioni del nord-est. Circa 2,8 milioni di persone sono state colpite dalle intemperie, perdendo la casa, la terra o il bestiame. Bangkok potrebbe essere colpita da una grande esondazione del fiume che potrebbe interessare alcuni quartieri più esposti. Sono stati messi di rinforzo migliaia di sacchi di sabbia e sono state dislocate pompe idrauliche, ma finora non non è stata segnalata alcuna esondazione.

Tratto dal Corriere della Sera on line
del 26 Ottobre 2010.

lunedì 25 ottobre 2010

Sergio Marchionne for President?...MAGARI!!!!!!!!!!!!!!



IL MESSAGGIO: «Non possiamo gestire in perdita le nostre fabbriche per sempre»

Marchionne: «Senza l'Italia
la Fiat potrebbe fare di più»
L'ad del Lingotto: «Non un euro di utile dal nostro Paese nel 2010. Portare gli stipendi ai livelli europei»


MILANO - «Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l'Italia». Sergio Marchionne, ospite della trasmissione Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio e in onda domenica sera, torna ad affrontare molte delle questioni che hanno tenuto banco nelle ultime settimane. In particolare, l'amministratore delegato del Lingotto ci tiene a sottolineare il fatto che «nemmeno un euro dei 2 miliardi dell'utile operativo previsto per il 2010» arriva dal nostro Paese. «Fiat - aggiunge - non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre». «Tra il 2008 e il 2009 - continua Marchionne - la Fiat è stata l'unica azienda che non ha bussato alle casse dello Stato» diversamente da quanto fatto da molte concorrenti europee. «Non voglio ricevere un grazie - spiega l'ad - ma non voglio nemmeno essere accusato di avere avuto aiuti di Stato. Gli incentivi - prosegue - sono soldi che vanno ai consumatori: aiutano parzialmente anche me, ma in Italia sette macchine comprate su dieci sono straniere. Con i soldi dello Stato americano risaneremo Chrysler. E ripagheremo il governo Usa con gli interessi e tutto. Gli aiuti ricevuti dallo Stato italiano li abbiamo ripagati».

EFFICIENZA LAVORO - Marchionne elenca alcuni problemi del sistema-Italia: «Siamo al 118esimo posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48esimo posto per la competitività del sistema industriale. Siamo fuori dall'Europa e dai Paesi a noi vicini, il sistema italiano ha perso competitività anno per anno da parecchi anni e negli ultimi 10 anni l'Italia non ha saputo reggere il passo con gli altri Paesi. Non è colpa dei lavoratori».

STIPENDI EUROPEI - Tra gli obiettivi per il futuro, assicura Marchionne, c'è quello di portare lo stipendio medio dell'operaio italiano a livello di quello degli altri Paesi europei. «È un obbligo per la Fiat colmare il divario degli stipendi degli operai». Ma per fare questo, sottolinea l'ad, «non è possibile avere tre persone che bloccano un intero stabilimento», come è successo a Melfi dove «abbiamo avuto un esempio di anarchia, non di democrazia. Ma con questo sistema non si possono gestire aziende così grandi». A tal proposito, l'ad aggiunge che solo il 12% per cento degli operai del Gruppo Fiat è iscritto alla Fiom-Cgil, che quindi «non rappresenta la maggioranza». «Meno della metà dei nostri dipendenti è iscritto a una sigla sindacale» afferma. E poi: «Non abbiamo tolto il minimo livello di diritti accumulati negli anni. Se si guarda all'accordo di Pomigliano, l'unica cosa diversa è che abbiamo cercato di assegnare ai sindacati la responsabilità di quelle anomalie che vanno a impattare sulla produttività del sistema». E sulla polemica per la riduzione delle «pause» dei lavoratori delle fabbriche italiane spiega che il nuovo sistema proposto da Fiat per lo stabilimento di Melfi «è già applicato a Mirafiori. Non è niente di eccezionale, fa parte degli sforzi fatti per ridisegnare il sistema di produzione». Marchionne ammette però che «se la Fiat dovesse smettere di fare auto in Campania, avremmo un problema sociale immenso, specialmente in una zona dove la Camorra è molto attiva».


«IO FACCIO IL METALMECCANICO» - «Io in politica? Scherziamo? Faccio il metalmeccanico, produco auto, camion e trattori» dice ancora l'ad del Lingotto conversando con Fazio. E a proposito della recente affermazione secondo cui in Italia sono state aperte tutte le gabbie e sono scappati tutti gli animali, Marchionne spiega: «Leggo il giornale tutti i giorni alle 6: c'è una varietà di orientamenti politici e sociali incredibile, tutti parlano e non si capisce dove va il Paese». Tuttavia in questa situazione Marchionne ritiene che «si può avere fiducia nell'Italia, credo di sì, ci sarebbero soluzioni più facili, ma credo che sia possibile costruire qui una condizione diversa, sennò non mi sarei mai impegnato».

COMMENTI - Le dichiarazioni di Marchionne sono state subito commentate da vari esponenti politici e sindacali. «A Marchionne ricordiamo che l'Italia è il Paese di storico insediamento del gruppo automobilistico ove ha depositato impianti e soprattutto un grande patrimonio di esperienze e professionalita», ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «Le parole di Marchionne sono ingenerose nei confronti dell'Italia e dei lavoratori che hanno contribuito a fare grande la Fiat», replica Cesare Damiano, capogruppo in commissione Lavoro del Pd. «Le dichiarazioni di Marchionne sarebbero coerenti se la Fiat restituisse tutti soldi che ha avuto dall’Italia», ha commentato il responsabile lavoro di Italia dei valori, Maurizio Zipponi. «Quella di Marchionne non è sfiducia rispetto all'Italia, ma verso quella parte di sindacato che si dimostra antistorica e contraria alle prospettive di sviluppo economico e industriale», è il commento di Enzo Ghigo, coordinatore piemontese del Pdl. Secondo Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom, «già dodici anni fa i predecessori di Marchionne dicevano che, grazie alla globalizzazione, gli stabilimenti italiani erano pagati dai profitti brasiliani». «Marchionne deve evitare di continuare a umiliare i lavoratori e il sindacato», afferma Rocco Palombella, segretario generale della Uilm.

Tratto dal Corriere della Sera on line
24 ottobre 2010(ultima modifica: 25 ottobre 2010).

domenica 24 ottobre 2010

Tempi moderni: avere un figlio?...e che ce vò!!!!!.....mmhaaa mi tasto se ci sò...


IL CASO
«Do il mio seme per coppie lesbiche»
Due donne senesi accettano l'offerta
L'uomo, un disabile di Cortona, ha aperto un sito web


IL CASO

«Do il mio seme per coppie lesbiche»
Due donne senesi accettano l'offerta

L'uomo, un disabile di Cortona, ha aperto un sito web

È disabile, ha 35 anni e ha offerto il proprio seme «a tutte le coppie lesbiche che non possono andare all'estero per avere figli». Due donne senesi hanno raccolto l'invito e ora stanno tentando di avere un figlio. «Non attraverso la procreazione medicalmente assistita - afferma il quotidiano la Nazione che pubblica la notizia - ma semplicemente, secondo natura». È la storia di Gabriele Viti, di Cortona, dove è stato assessore alla cultura, e di Valeria e Diana, secondo i nomi di fantasia che hanno scelto, raccontata proprio dalle due donne nella serata di ieri alla trasmissione «Oltre le differenze» dell'emittente locale Antenna Radio Esse. L'uomo aveva aperto quattro mesi fa il sito www.vogliamoavereunfiglio.org dichiarando di voler offrire il suo seme. «Ho pensato - si legge nella sua pagina web - di poter offrire un'idea a tutte le coppie lesbo che non possono o non vogliono andare all'estero».

L'ADESIONE - «Quando abbiamo letto dell'appello di Gabriele non ci abbiamo pensato un attimo, gli abbiamo scritto una mail e per fortuna ci ha risposto», dicono nell'intervista alla Nazione le due donne, che stanno insieme da tre anni ma sono impossibilitate per motivi economici a ricorrere alla fecondazione eterologa all'estero. Gabriele Viti è un ragazzo disabile: soffre di una spasticità causata da asfissia neonatale. «Nessun pregiudizio - proseguono le donne -, non abbiamo pensato alla disabilità di Gabriele come un handicap o un fattore di rischio per il figlio che speriamo arrivi. Sappiamo che Gabriele è sano e per noi non è diverso dagli altri». E sulla presenza del padre biologico nella vita del nascituro hanno aggiunto: «Ne abbiamo parlato diverse volte. È una soluzione che valuteremo quando poi sarà il momento». (fonte Ansa)

Tratto dal Corriere della Sera on line del 24 Ottobre 2010.

venerdì 22 ottobre 2010

Outing di Ornella Vanoni:mah...niente di nuovo...uso e consumo "normale" fra la gente....



Il caso
«Lo spinello? Fa dormire meglio»
Ornella Vanoni alla radio: una confessione che farà discutere


MILANO - A sentir lei bisognerebbe lasciar stare la camomilla. Lasciar stare il fastidio di mettere su l'acqua, aspettare che bolla e cercar la bustina. Meglio uno spinello (a sentir lei). Sempre di erba si tratta, anche quella si conserva in una bustina. Lo spinello (o canna, joint, tromba, cannone che dir si voglia, a seconda di età e stato sociale) è il rimedio di Ornella Vanoni - 76 anni ben portati - alle notti insonni.

Ieri, intervistata dalla trasmissione di Radiodue «Un giorno da pecora», la cantante ha fatto un coming out che farà discutere: «Qualche canna me la sono fatta in passato», tuttavia uno spinello saltuario può anche andar bene - ha detto - «ma solo per dormire, non certo per vivere». Peccato non saperne di più. Si servirà da un fornitore in zona Brera, dove vive? Se le «rolla» lei? Fuma hashish (afghano, libanese, indiano?) o marijuana? Da sola o in compagnia? Magari con Patty Pravo (62 anni appena) che l'anno scorso aveva anticipato Ornella: «Una cannetta ogni tanto, perché no? Aiuta a fare dormite più lunghe». Bisogna rassegnarsi: la terza età non esiste più, i nonni sono eterni ragazzini che si imbottiscono di Cialis e Viagra, le nonne fumano canne e non raccontano più fiabe. Del resto la «categoria» non si limita più a rocker o attori, ci sono anche quelli, come il senatore a vita Emilio Colombo che nel 2003 dichiarò di fare uso personale di cocaina «per ragioni terapeutiche». Ma in tempi recenti se ne è scusato.

Tratto da il Corriere on line
Renato Franco
22 ottobre 2010

martedì 19 ottobre 2010

I "signori" del calcio: ALEX DEL PIERO.....altro che calciopoli...



Ibrahimovic convocato martedì 26

Processo calciopoli: depone Del Piero «Scudetti vinti con merito, come tutti»
«L'arbitro De Santis? Sono stato espulso solo due volte in carriera, una volta da lui»


NAPOLI - Fresco dei 178 realizzati in serie A con la maglia bianconera, record uguagliato, Alessandro Del Piero ha deposto come testimone a Napoli al processo di calciopoli. «Da quel che mi risulta e dalla mia esperienza, tutte le squadre che hanno vinto qualcosa, anche lo scudetto, lo hanno fatto con merito. La Juve come le altre», ha detto il capitano della Juventus rispondendo all'avvocato dell'ex arbitro, Massimo De Santis. Del Piero ha rivendicato indirettamente i due scudetti tolti al club bianconero rispondendo così alla domanda su quanti trofei avesse vinto in carriera: «Io ne conto 17, altri dicono 15». Tra le tante domande anche una sui rapporti con l'ex arbitro De Santis. Pinturicchio ha ricordato di essere stato da lui espulso contro l'Udinese e lo scontro tra Cordoba e Ibrahimovic in Juve-Inter che costò la squalifica dell'attaccante svedese in seguito alla prova televisiva e che comportò l'assenza di Ibra in occasione della partita decisiva per l'assegnazione dello scudetto contro il Milan.

IBRA MARTEDÌ PROSSIMO - Mmartedì 26 ottobre a chiudere la propria lista di testimoni, il legale dell'ex arbitro De Santis ha convocato l'attaccante del Milan, Zlatan Ibrahimovic, e l'arbitro Gianluca Banti.


Tratto dal Corriere della sera on line del 19 ottobre 2010

lunedì 18 ottobre 2010

I minatori intrappolati: invece del Cile in Italia???...sarebbe andata più o meno così....



>Se fosse successo in una miniera italiana, le cose sarebbero andate così:


1° gio...rno: tutti uniti per salvare i minatori, diretta tv 24h, Bertolaso sul posto.

2° giorno: da Bruno Vespa plastico della miniera, con barbara palombelli, belen e Lele Mora.

3° giorno: prime... difficoltà, ricerca dei colpevoli e delle responsabilità: BERLUSCONI: colpa dei comunisti; DI PIETRO: colpa del conflitto d'interessi; BERSANI: ... ma cosa ... è successo?? BOSSI: sono tutti terroni, lasciateli la'; CAPEZZONE: non è una tragedia è una grande opportunità ed è merito di questo governo e di questo premier; FINI: mio cognato non c'entra.

4° giorno: TOTTI: dedicherò un gol a tutti i minatori.

5° giorno IL PAPA: faciamo prekiera a i minatori ke in qvesti ciorni zono vicini al tiavolo!!

6° giorno: cala l'audience, una finestra in Chi l'ha visto e da Barbara d'urso che intervista i figli dei minatori: "dimmi, ti manca papà?'"

dal 7° all 30esimo giorno falliscono tutti i tentativi di Bertolaso, che viene nominato così capo mondiale della protezione civile. Dopo un mese, i minatori escono per fatti loro dalla miniera, scavando con le mani.
Un anno dopo, i 33 minatori, già licenziati, vengono incriminati per danneggiamento del sito minerario. Ma è successo in Cile.... ci siamo salvati!!!

Tratto da Facebook.